[by Grilloz 11 November 2009 - Acrylic on White Paper]
…e quella notte il muro crollò…
Quella notte il muro crollò sotto le picconate di chi voleva vedere i colori dell’altra parte, sotto i colpi di chi cercava il calore di un abbraccio che mancava da troppo tempo…
Quella notte il murò crollo, spinto dal vento della libertà, al suono del violoncello di Rostropovich, mescolando lacrime e sorrisi…
Quella notte il muro crollò sulla sua stessa assurdità, crollò sulla terra grigia, crollò sul sangue delle sue vittime…
Quella notte il muro crollò, e il mondo fu diverso, i colori diversi, il sapore delle parole diverso, il suono del vento diverso…
ricordo quelle ore concitate, gli sguardi, i colpi di piccone, lo sconcerto, la felicità, la bandiera tedesca che sventolava con un buco nel centro, la gente che si cercava, che cercava gli sguardi dei familiari, degli amici di un tempo, separati da troppo da quel muro…e il calore di quei sorrisi iniziava a scaldare piano il freddo di quegli anni…
Perché anche i Muri con la “M” maiuscola possono essere buttati giù a picconate...


A voi, ragazze isolate del secolo
condottiere silenziose, sconosciute alla gente
voi, sulle cui labbra è morto il sorriso,
voi che siete senza voce in un angolo sperduto, piegate in due,
cariche dei ricordi, nascosti nel mucchio dei rimpianti
se tra i ricordi vedete il sorriso
ditelo:
Non avete più voglia di aprire le labbra,
ma magari tra le nostre lacrime e urla
ogni tanto facevate apparire
la parola meno limpida.
Era una sera piovosa. I grigi palazzi della periferia erano li. Aspettavano, riflessi nel pavè lucido e scivoloso di pioggia.
Aspettavano, in silenzio.
E sono ancora li, immutabili nel loro cambiare ogni giorno.
È passato un anno, un anno da quella sera malinconica, da quella prima birra, a misurare chilometri, fatti di passi, di distanze, di pensieri lasciati alla noia...
Oggi il cielo si è colorato ancora di quel grigio che ho imparato a conoscere, che ho imparato ad asoltare, a guardare con occhio diverso.
Dopo un anno quanto è cambiato? Mi domando quanta acqua sia passata sotto il ponte Augusto, forse oggi è la stessa di allora? di quella sera in cui per la prima volta mi affacciai sulla Altstadt scoprendo le luci di questa città che si specchiava nell'Elba.
E mi domando dove sia casa, forse questa piccola stanza? O forse casa è semplicemente ovunque? Ogni luogo dove si impara a costruire le giornate? A mettere insieme pezzi di ore sparpagliati?
Quante cose cambiano in un anno, alcuni fili restano legati stretti, ma i nodi cambiano, cambiano forma, cambiano sostanza, cambiano colore, forse...
Ricordo la festa, prima di partire, ricordo risate e parole, ricordo l'affetto degli abbracci. e nonostante la distanza, nonostante le parole diradate, nonostante questo autunno freddo e piovoso, ancora sento il calore di quell'affetto.
La distanza non e' in fondo solo una misura geometrica?
Ed eccomi qui, un anno è passato, un anno fatto di pensieri intrecciati alle nuvole, un anno in cui molto si è costruito e molto si è disfatto, un anno in cui molto ho imparato...a sentire...ad ascoltare...a capire...
Ed eccomi qui, senza rimpianti, a guardare ancora avanti...

Si,
anche le montagne
vanno ascoltate.
Hanno una voce diversa dal mare,
piú bassa...piú profonda...piú silenziosa...
parlano le fronde nella brezza
il cinguettio, il suono di un ruscello
o il boato del vento in quota
nell'assoluto silenzio
quando il cielo è cosí blu
e cosí vicino...
Si,
anche le montagne
parlano
la stessa lingua...
con voce diversa...
Un fiore nel vento
è bastata una folata più forte
un temporale estivo.
Solo un fiore nel vento
fra i piu' delicati
così sei volata via
Cos'è la vita
quando vedi all'orizzonte
le nubi della tempesta
che ti spazzerà via?

Era il 23 Ottobre 2008, sono passati 9 mesi dal mio arrivo qui a Dresda
Quante cose sono cambiate da quel giorno?
mi interrogo silenziosamente davanti ad una Raderberger...


Possono spegnere la tua vita
Cancellare il tuo volto
Nascondere il tuo ricordo
Ma l'eco della tua voce rimane
dedicato a Natalya Estemirova
Due cartoni di vino
non conta che sia buono
conta che tenga lontano
il dolore di giorni
venduti al miglior offerente
e allora puoi dormire
sulla panca dura
della fermata del tram
indifferente alla gente
che passa indifferente
solo una nota stonata
in una sinfonia perfetta
di una vita
perfettamente inutile
perfettamente vuota.
Dicono che il destino lo scriviamo noi con le nostre mani...
Poi un giorno il Destino decide di portarti via
e lo fa strappandoti via il cuore a 30 anni
senza darti il tempo di correggere la grammatica di quel che hai scritto
ed il tuo libro resta aperto su una pagina senza punti
Addio Fabio



Qual’è il posto giusto dove riporre i rimpianti?
Servirebbe un cassetto segreto, nascosto anche ai nostri occhi, deve rinchiuderli e dimenticarsene.
Non servono ad andare avanti e non serve tornare indietro.
Così è, forse è stato il destino, forse uno sbaglio al quale non si può porre rimedio, forse doveva andare proprio così, o forse semplicemente era solo il momento sbagliato e il posto sbagliato...
Ti resta il rimpianto, che ne fai?
Dovresti liberartene subito, troncarlo, un taglio netto di forbice, lasciarlo nel passato, nei ricordi, quelli belli e quelli brutti, senza se e senza ma...
E invece ti si incolla addosso, proprio quando pensavi di esserti liberato dei rimpianti, proprio quando credevi che il passato non ti potesse più toccare, sguardo al futuro, ma un piede e rimasto nel pantano, e il prossimo passo è più faticoso, ma non ci sono alternative...
Anche senza una meta non si può che andare avanti....
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête e se rit de l'archer;
Exilé sul le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare.
Charles Baudelaire
Willkommen...

...und auf Wiedersehen!


Vorrei bastasse una doccia
per lavarmi via tutto di dosso
ma i pensieri restano appiccicati
non si sciolgono intrecciati e collosi
e pesano...tolgono il fiato
sento soffocare piano
respiri perduti sotto la melma
occhi che aprono
cercano di un filo di luce
in un ombra grigia
senza sfumature


Lascio le pennellate fluire
istinto puro
La ragione tace
la forma non conta
si perde
solo il colore
mi chiama
lo assecondo
Seguo pennellate
che si rincorrono
si mescolano
sfumature che sfuggono
restano emozioni
Passioni
